Cannes 2018: il cinema italiano fa sognare ad occhi aperti

Grande successo per i film italiani sulla croisette, da Dogman di Matteo Garrone a Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher

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Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori” recitava Benito Mussolini in un celebre discorso del 2 Ottobre 1935. Parole che oggi si rivelano una sintesi perfetta per descrivere la presenza del cinema italiano alla 71° edizione del Festival di Cannes, che si è conclusa il 19 Maggio 2018. Erano quattro i film italiani selezionati quest’anno, suddivisi tra le varie sezioni della kermesse che si svolge ogni anno sulla Costa Azzurra: Troppa Grazia di Gianni Zanasi per la Quinzaine des Réalisateurs, Euforia di Valeria Golino per Un Certain Regard e Dogman di Matteo Garrone, in concorso insieme a Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher.

Quattro storie che hanno conquistato pubblico e critica con una visione originale e poetica dell’umanità, regalando un pizzico di magia a quel realismo che il cinema italiano ha sempre ostentato con orgoglio. Devo dire di essere rimasta molto sorpresa dalla qualità di questi film presenti a Cannes 2018, e sono molto contenta che la Giuria Internazionale presieduta da Cate Blanchett abbia riconosciuto il valore del made in Italy che sembra aver ritrovato fiducia nella settima arte. Il cinema italiano ha sempre avuto validi strumenti per raccontare sul grande schermo storie emozionanti, e bravissimi interpreti per dare vita a personaggi carismatici e intriganti, ma troppo spesso i registi e gli sceneggiatori sembrano averlo dimenticato, o sono stati costretti a prendere decisioni diverse per accontentare le richieste commerciali dei distributori. Cannes 2018, invece, ha confermato il talento creativo di autori custodi di un mondo interiore da esplorare, capaci di meravigliare e far riflettere, danzando tra parole e immagini alla ricerca di emozioni pure e viscerali.

Dogman di Matteo Garrone

Popolo di santi…

«Grazie a tutti quelli che hanno preso sul serio questa storia un po’ bislacca, come i bambini fanno con i giochi» ha dichiarato Alice Rohrwacher ringraziando per il premio come Miglior Sceneggiatura al suo film Lazzaro Felice. Dopo Corpo Celeste e Le Meraviglie, la regista ci ha regalato una favola tenera e surreale, rielaborando l’idea di martirio in un contesto rurale prima, e urbano poi. Un gruppo di contadini umili e semplici lavorano tutto il giorno nell’antico borgo di Inviolata, convinti di essere proprietà della Marchesa Alfonsina De Luna, secondo le regole della mezzadria. Ma, a pochi km da quei campi coltivati, c’è un mondo civilizzato e moderno, dal quale loro sono tagliati fuori a causa di un grande inganno. La mezzadria non esiste più e, quando queste anime ingenue se ne rendono conto, la loro vita cambia radicalmente. Lazzaro è un ragazzo sensibile e disponibile, sempre pronto ad aiutare il prossimo. La sua amicizia con Tancredi, il figlio della Marchesa De Luna, così diverso da lui eppure complementare, permette di approfondire la sua personalità così dolce e inerme. La Rohrwacher racconta una storia di buoni sentimenti immersa in una dimensione fiabesca, che emoziona, diverte e tocca il cuore. Il suo giovane protagonista è una creatura misteriosa ma serafica che, con occhi innocenti, osserva attentamente la gente e l’ambiente che lo circondano. Nonostante il passare del tempo il suo aspetto rimane inalterato, suggerendo l’idea spirituale di una santità moderna. Religione, fantasia, amicizia e realismo si incontrano e si scontrano costruendo un film fedele al realismo magico che Alice Rohrwacher ama mettere in scena con la sua poetica filmica.

Anche Marcello, protagonista del film Dogman di Matteo Garrone, è un uomo buono e una possibile versione di un santo dei giorni nostri. Un uomo mite e docile, che ama gli animali e cerca di portare avanti il suo mondo senza disturbare gli altri. Padre affettuoso e proprietario di un salone di toelettatura per cani, Marcello ci tiene ad essere accettato dalla comunità, ma è vittima di un’amicizia conflittuale con l’ex pugile uscito di prigione, detto Simoncino, interpretato da Edoardo Pesce. Il suo senso di lealtà nei confronti di questa anima tormentata che si esprime solo con atti di violenza, lo trascina nel caos e in un tunnel oscuro e claustrofobico. Come la Rohrwacher, anche Garrone è riuscito ad incantare il pubblico con una storia di puro realismo, raccontata secondo un registro allegorico ed evocativo. Senza arrendersi ad un linguaggio crudo e sanguinoso, il regista di capolavori come Gomorra e Il Racconto dei Racconti, ci invita in un luogo non definito per vivere una lotta tra bene e male, non fisica, ma psicologica. Un esempio di umanità che non si arrende al cliché dell’evoluzione di un personaggio da buono a cattivo, ma esplora i sentimenti e le differenze con discrezione e raffinatezza. «Il cinema è la mia famiglia. Da piccolo quando ero a casa mia e pioveva sopra le lamiere chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire gli applausi. Ora gli applausi mi arrivano calorosi da voi e sento che la mia famiglia è il cinema e lo siete anche voi» ha detto Marcello Fonte, vincitore del premio come Migliore Attore a Cannes 2018.

Alba Rohrwacher nel film Troppa Grazia

A Cannes 2018 il cinema italiano crede nelle favole

Gianni Rodari diceva: “Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi.” Gli autori italiani presenti a Cannes quest’anno, secondo me, sono riusciti a trasmettere messaggi importanti di integrazione, tolleranza, rispetto e fiducia, immaginando mondi apparentemente surreali, ma in realtà possibili per coloro che hanno il cuore e gli occhi giusti per viverli. E Gianni Zanasi con il suo Troppa Grazia non è stato da meno, vincendo il Label di Europa Cinémas, il premio degli esercenti europei che promuove l’uscita del film nei vari Paesi del mondo. Dopo il suo esordio nella medesima categoria del Festival di Cannes nel 1995 con il film Nella Mischia, quest’anno ha raccontato un’avventura esilarante e imprevedibile, scegliendo come protagonista Alba Rohrwacher, perfettamente in parte. Nei panni di una mamma separata, ingegnere di professione, l’attrice comincia a vedere la Madonna che le ordina di costruire una Chiesa in un campo, dove una importante società sta progettando una struttura all’avanguardia, ma non in regola. Il rapporto della protagonista con questa bizzarra allucinazione regala momenti davvero divertenti e battute fulminanti, dando vita ad una commedia brillante e originale, forte di una sceneggiatura impeccabile. Per Zanasi il santo non è protagonista, ma uno stratagemma per arricchire la sua storia di una spirituale ironia.

Il cinema italiano a Cannes 2018 ha dimostrato che le favole possono mimetizzarsi nella realtà, per dare vita a piacevoli inganni che ci arricchiscono umanamente ci cullano in un’atmosfera di incredulità e passione. E, come hanno sottolineato Zanasi e Alba Rohrwacher in conferenza stampa “ultimamente il cinema è molto alla ricerca di un soprannaturale religioso e spirituale, qualcosa di non spiegabile ma che non sia di fantascienza naturalmente, ma un’Altrove che fino a qualche anno fa sembrava smarrito“. E forse, in una società contemporanea che ha troppe informazioni e comunicazioni ma resta fragile e indifesa, serve tornare alla spiritualità.

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