Influencer o influenza?

0

Ormai mi capita spesso di leggere le opinioni sui film in uscita al cinema dei cosiddetti “influencer”. A quanto pare il famoso Signor Rossi che viveva mille avventure sui libri di testo a scuola ormai è diventato un esperto di arte, cinema, serie tv, libri, cucina, ma anche di politica internazionale e molto altro. Comunque io mi soffermerò solo sul settore dell’intrattenimento in cui lavoro, altrimenti ci sarebbe da scrivere un saggio sull’argomento.

Con l’avvento di internet ormai “siamo tutti fenomeni” come canta il rap Fabri Fibra nel suo ultimo singolo, e così migliaia di persone ascoltano i consigli di un influencer, ovvero una persona qualunque che ha un numero notevole di follower su Instagram, Twitter e molti fans che lo seguono su Facebook, per non parlare delle visualizzazioni YouTube. Praticamente se sei un distributore cinematografico, per esempio, e vuoi puntare sul pubblico virtuale per dare una buona visibilità al tuo film, oggi, devi reclutare qualche influencer che, condividendo la sua opinione o qualche contenuto a tema, invita il suo pubblico o i suoi “seguaci”, come ha scritto qualcuno sul web, ad interessarsi e vedere quel film in particolare.

Se esce una nuova serie tv su Netflix, Infinity o Sky, il fenomeno è lo stesso. Sembra che molte persone aspettino il parere del Signor Rossi per cominciare o meno a seguire gli episodi della nuova avventura disponibile in streaming o in tv, ed è curioso comprendere questa dinamica che ha abbandonato ormai il “parere dell’esperto” che, prima, era l’unico preso in considerazione. Gli influencer più seguiti e più comprensibili sono i vip, i protagonisti del grande e piccolo schermo che, ovviamente, hanno un certo ascendente sui propri fans. Se Luca Argentero consiglia di vedere Breaking Bad o George Clooney dice di non perdere l’ultimo film di Spielberg, i rispettivi followers seguiranno il consiglio almeno per l’80% delle probabilità. Questo lo capisco e va bene così.

Ma quando l’influencer è uno youtuber o un blogger che non è nient’altro che un semplice spettatore con nessun titolo relativo all’argomento trattato, ma vanta un importante pubblico in termini di numeri, c’è qualcosa che mi lascia perplessa. Ho letto su Facebook che un certo Lorenzo ha definito Ghost in the Shell un film meraviglioso o che un Paolo ha trovato Kong: Skull Island emozionante e avventuroso…ma perché io dovrei decidere se andare a vedere questi film al cinema perché un tizio qualunque mi dice che è bello e merita di essere visto? Posso capire se si tratta di un giornalista o di un critico cinematografico che scrive recensioni e articoli per riviste riconosciute, ma un individuo comune che ci sa fare con il computer e ha un suo pubblico virtuale che non vede l’ora di mettere “Mi piace” su una sua frase del giorno o un video, non riesco a comprenderlo del tutto.

Voi potreste farmi notare che spesso ognuno di noi chiede ad un amico o ad un familiare se gli è piaciuto un certo film prima di scegliere cosa andare a vedere al cinema. Oppure si consultano alcuni amici divoratori di serie tv per capire quale di queste iniziare a vedere. Quindi perché non potremmo affidarci ad un estraneo, cercando di definire nel tempo i suoi gusti e paragonarli ai nostri, per selezionare i suoi consigli e indovinare la scelta? Diciamo che questa realtà influencer è un po’ in bilico tra giusto e sbagliato, tra un’idea utile ed intelligente e un virus che genera un’ influenza che contagia il merito e la formazione di un esperto di un certo settore.

Intendiamoci, tutti siamo liberi di utilizzare il web come vogliamo, di realizzare video, scrivere articoli e storie, condividere opinioni sui social network, ma che queste figure possano influenzare l’opinione pubblica è ancora non del tutto comprensibile e credo ci sia bisogno di un vaccino. Sembra quasi che questi “influencer” siano, per la maggior parte, una nuova versione dei famosi opinionisti della tv generalista, senza una professione definita, che si incontrano in una piazza virtuale per chiacchierare di qualsiasi cosa.

Spesso mi è capitato di fare un colloquio di lavoro in cui non interessava tanto il CV quanto i miei follower e fans sui social network, i like ai miei post o le visualizzazioni delle mie interviste o servizi presso i festival e anteprime cinematografiche in giro per il mondo. E molti mi hanno sottolineato l’importanza enorme di condividere ogni mio articolo o attività stampa ovunque, come se scrivere bene e conoscere l’argomento fosse un fattore poco rilevante. Immaginate come si sente una laureata al DAMS in Storia e Critica del Cinema, che scrive di film e serie tv da circa dieci anni, a restare indietro in una corsa ad un contratto di lavoro per un’importante rivista, perché non ha abbastanza followers su Twitter, su Instagram o Facebook. Non sembra l’alba di una nuova era, ma piuttosto l’inizio della fine. Ed è questo aspetto dell’idea influencer che mi fa sorgere qualche dubbio.

Tuttavia per continuare a fare questo lavoro non sembra esserci alternativa, e così eccomi a scrivere un blog, a condividere i miei pensieri su una pagina Facebook, a rendere partecipi del mio lavoro e della mia vita professionale coloro che sono interessati a seguire il cinema e l’intrattenimento un po’ più da vicino, sperando che domani l’aspirazione più grande non sia diventare un influencer, ma un professionista, ognuno nel proprio settore. Non fraintendetemi, io amo scrivere e amo la settima arte, le serie tv, l’arte e mi piace condividere la mia visione con un pubblico, ma mi sembra che lo status di influencer danneggi il lavoro di giornalista e critico che ha un proprio bagaglio culturale che gli permette di esprimere il suo punto di vista su queste forme di intrattenimento.

Insomma questo è un argomento complesso sul quale mi piacerebbe confrontarmi con voi, quindi non esitate ad espormi il vostro punto di vista. Intanto scusate per questo mio piccolo sfogo, ma se non posso farlo sul mio blog dove? 🙂

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: