La paura del buio al cinema

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Il prossimo 29 luglio 2011 arriva al cinema il nuovo film di Brad Anderson, intitolato Vanishing on 7th Street con Hayden Christensen, Thandie Newton, John Leguizamo e Taylor Groothuis. Il cinema torna a parlare della paura che accompagna l’uomo fin dall’infanzia, ovvero la paura del buio, legata a fatti di cronaca quotidiana che si sono verificati nella storia fino ai più recenti blackout che hanno coinvolto posti come Roma, Giappone, Brasile lasciando la popolazione destabilizzata.

Con il mondo di oggi, così dipendente dalla luce e dall’elettricità, il regista Anderson ha deciso di realizzare l’ennesimo film di immaginario apocalittico, senza coinvolgere direttamente alieni, virus o minacce naturali, come è avvenuto per altri film del genere in passato, ma tutto nasce proprio da un improvviso blackout che colpisce la città di Detroit. Sotto la luce del sole, un gruppo di sopravvissuti si ritrova rinchiuso in un bar, mentre per le strade, nei negozi e nei cinema non c’è più traccia di alcun essere vivente e sono rimasti solo vestiti, oggetti e auto abbandonate senza spiegazione. Luke, un giornalista televisivo, Rosemary, una fisioterapista, James, un ragazzo e Paul, un proiezionista, si alleano per cercare di capire cosa sia successo e per vedere se oltre a loro qualcun altro si è salvato. Ma devono restare alla luce, perché il buio nasconde qualcosa di inquietante e misterioso, che può essere letale per ogni essere umano.
Ripercorrendo le ansie e le paure antiche che l’uomo prova davanti alle tenebre e all’oscurità, questo nuovo film riporta sul grande schermo una storia avvincente e spaventosa in cui il carnefice principale è il buio. E’ interessante pensare che alcune delle scene più terrificanti e ansiose del cinema sono proprio quelle in cui lo spettatore non riesce a distinguere bene quello che succede, perché il protagonista si trova immerso nell’oscurità per affrontare qualche assassino, o entità soprannaturale e la componente principale di spavento e coinvolgimento diventa il rumore, i suoni, la musica e quella curiosità di sapere cosa sta succedendo.

Tilda Swinton in una foto di scena di Vanishing on 7th Street

Tilda Swinton in una foto di scena di Vanishing on 7th Street

Si tratta del famoso “vedo non vedo” di cui recentemente registi come J.J. Abrams si avvalgono totalmente per creare mistero e suspence. Accanto alla paura del buio, la paura della solitudine, di rimanere da soli in un mondo devastato e deserto dove non sapere che fare e come andare avanti.
In particolare, Vanishing on 7th street da questo punto di vista, ci ricorda inevitabilmente film come E venne il giorno (M.Night Shyamalan 2008), 28 giorni dopo (Danny Boyle 2002) e Io sono leggenda (Francis Lawrence 2008). Il primo racconta la sconvolgente serie di suicidi che si diffonde in tutta l’America, senza un motivo apparente. Elliot Moore, interpretato da Mark Wahlberg, scappa con moglie e figlia soprattutto quando capisce che l’assassino che spinge la gente a farsi del male è la natura. Le piante si sono ribellate e l’aria viene invasa da alcune sostanze che , se inalate dagli esseri umani, svegliano l’aggressività verso loro stessi, decimando un’intera popolazione. Qui il mondo diventa deserto, ma l’oscurità lascia il posto alla natura assassina.

Nel secondo si svolgono strani esperimenti su alcuni scimpanzé che poi vengono incoscientemente liberati, nonostante siano infettati da un virus sconosciuto e pericoloso. Il protagonista Jim si risveglia 28 giorni dopo la liberazione degli animali e si ritrova in una Londra deserta e spettrale, e comincia a cercare altri possibili sopravvissuti ignorando la brutale verità che si nasconde nel silenzio delle strade. Anche nel terzo, il Dottor Robert Neville, interpretato da Will Smith, si ritrova in una New York disabitata e quasi totalmente distrutta. Egli è l’unico essere umano rimasto, e insieme al suo fedele cane cerca risorse e sopravvissuti di giorno, e di notte affronta creature simili a vampiri che prima di essere infettati da un brutto virus, erano persone normali. Il giorno e la luce sono sempre amici dell’uomo, mentre l’oscurità è campo fertile per segreti pericolosi ed entità malvagie pronte a uccidere. L’oscurità non perdona nemmeno nel film del 2002 Darkness, diretto da Jaumè Balaguerò, in cui una famiglia si trasferisce in Spagna in una vecchia casa che nasconde un segreto legato ad una tragedia accaduta molti anni prima. Strani avvenimenti cominciano a susseguirsi da pochi giorni dopo il loro arrivo e l’oscurità vuole finire quello che aveva cominciato in passato con un sacrificio di ben sette bambini proprio all’interno di quelle stesse mura.

Una foto di scena del film Vanishing on 7th Street.

Una foto di scena del film Vanishing on 7th Street.

Questi film, sempre in bilico tra l’horror e il thriller, per quanto riguarda i generi cinematografici, giocano quindi su alcune delle paure principali dell’essere umano: l’isolamento, la morte, l’irrazionale e il buio. E il cinema si ciba di questo, aiutato anche da fatti reali, che costellano la quotidianità del mondo. Infatti, proprio questo Vanishing on 7th street si ispira al fatto di cronaca della cittadina di Roanoke, in cui una colonia di pellegrini del North Carolina è scomparsa senza lasciare tracce verso la fine del XVI secolo. Lo schema in fondo è sempre lo stesso: qualche sopravvissuto, un virus, un alieno o un disastro naturale e la forza dell’istinto di sopravvivenza che fa andare avanti nell’avventura verso la salvezza. Ma la maggior parte delle volte questi film apocalittici e disastrosi, riscuotono un notevole successo al botteghino, e ognuno alla fine mantiene una proprio originalità che non cade nella ripetitività e in trame scontate.

Fonte: MyMovies

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