Scegli il tuo futuro: zombie o robot?

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Ieri sera ho visto in anteprima Ghost in the Shell, l’adattamento cinematografico dell’omonimo manga giapponese, diretto da Rupert Sanders ed interpretato da Scarlett Johansson. Una frase mi ha colpito in particolare: “La tecnologia distrugge il mondo“! Non è difficile immaginarlo vista l’influenza degli smartphone, tablet e computer, di cui ormai siamo consapevolmente schiavi.

Un giorno saremo tutti robot?

Mira, la protagonista di questo nuovo sci-fi, è infatti un ex essere umano che, dopo un grave incidente, diventa un cyborg al servizio della Hanka Robotics, mentre un nemico di nome Kuze cerca di ostacolare il progresso tecnologico che ha distrutto il suo futuro. Il mondo di Ghost in the Shell, tra luci psichedeliche e proiezioni mentali inquietanti, è popolato da personaggi in gran parte artificiali, sottolineando che l’umanità sembra destinata ad essere solo un lontano ricordo, con l’anima che si conferma la sola cosa che ci distingue dalle macchine. “Un giorno saremo tutti come te” dice la Dott.ssa Ouelet a Mira nel film. Come agente della Sezione 9 ha una missione da compiere e ordini da eseguire, ma la sua parte umana è ancora lì nascosta nel profondo e la spinge a cercare il suo vero passato, in grado di aiutarla a definire la sua identità.

 

Ma non è mia intenzione annoiarvi con una riflessione antropologica e sociale sull’argomento. E’ solo che questo film mi ha ricordato altre storie di fantascienza che prevedono un mondo post-apocalittico da brivido, diffondendo l’idea di un futuro che è meglio non vivere in prima persona. A quanto pare, infatti, se date un’occhiata al cinema di questo genere dagli anni ’80 ad oggi, gli esseri umani fanno comunque una brutta fine: la scelta è se diventare robot sintetici e privi di emozioni o zombie affamati che vagano in cerca di una rete wi-fi, ed entrambe le situazioni non sono particolarmente allettanti. Se ci pensate infatti la fine del mondo più gettonata al cinema è la ribellione delle macchine o un virus letale che ci trasforma in morti viventi.

 

Il mondo post-apocalittico è decisamente poco accogliente

Dal modo in cui stiamo trattando il nostro Pianeta non è così impossibile che il mondo del futuro diventi un agglomerato di rovine con distese desertiche e aride, o metropoli fredde e grigie in cui il solo Dio venerato è la scienza insieme alla tecnologia per una guerra continua tra uomo e macchine. Ricordate il mitico Terminator, il più recente Ex Machina, Automata, Minority Report Equilibrium con Christian Bale che vive in una comunità algida e dittatoriale che reprime le emozioni umane per una nuova società?

Gli ambienti mostrati in questi futuri distopici sul grande schermo sono spesso ricchi di idee all’avanguardia nel mondo della tecnologia che, in un primo momento ti fanno pensare: “Che forte il teletrasporto o la macchina volante per evitare il traffico dell’ora di punta!“, ma se lo sguardo si apre i personaggi abitano degli appartamenti sistemati in palazzoni enormi, grigi e asettici, come dei loculi organizzati che servono solo per qualche ora di riposo prima di tornare a lavorare, per contribuire al benessere comune come un alveare produttivo che ha dimenticato l’amore, l’amicizia, l’altruismo, il sogno e in poche parole, la felicità. Oppure ci sono dei rifugi sporchi in qualche casa o supermercato abbandonato, o una tenda nel mezzo del nulla.

 

Anche la folle e polverosa dimensione di Mad Max: Fury Road e Codice Genesi non promette niente di buono. Per non parlare di 1997: Fuga da New York, Doomsday, e Snowpiercer. Davvero vorreste viaggiare per sempre a bordo di un treno con quella politica interna della serie: “Si Salvi chi può?“, ma soprattutto mangiare quei mattoncini di gelatina che nemmeno il cibo degli astronauti?! Spero davvero che il futuro sia più come Tomorrowland o Ritorno al Futuro anche solo per provare le mitiche scarpe volanti di Marty per qualche km.

 

 

Uno zombie alla ricerca di wi-fi

Come accennavo prima, l’altra alternativa è trasformarsi in una massa di carne putrida che procede lentamente alla ricerca di vittime da divorare, sempre se nel cammino si riesce a mantenere ogni parte del proprio corpo al suo posto. Da fan della serie tv The Walking Dead posso dire che forse, trovandomi a vivere questa realtà, preferirei essere una sopravvissuta alla guida di Rick. 28 Giorni Dopo per esempio potrebbe essere il post Brexit a Londra piuttosto che il post-apocalisse, mentre potrebbe far comodo avere come alleato il Dottor Robert Neville di Io Sono Leggenda, interpretato da Will Smith, per cercare di trovare una cura alla zombificazione e ricreare un mondo piacevole. Ma se posso scegliere devo dire che preferirei combattere gli zombie al fianco di Brad Pitt in World War Z, almeno prima della fine…un belvedere.

 

 

Anche se prendiamo come riferimento le saghe per teenagers come Hunger Games, Maze Runner o Divergent, l’esistenza sembra davvero dura e ogni giorno bisogna combattere per la propria sopravvivenza in una società che la normalità non sa più cosa è. Insomma non c’è soluzione allo stress, anzi! Tornando a Ghost in the Shell ho deciso che in fondo, se mi trovassi a vivere un’era post apocalittica meglio collegarsi un cavo alla base del collo e, come Mira e Neo (Matrix) scappare in una realtà alternativa. Voi che dite?

 

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