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Vivarium, trovare la casa perfetta è pura fantascienza

Uno dei film più strani che ho visto al London Film Festival

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Tom e Gemma sono una giovane coppia innamorata che cerca una casa dove iniziare una nuova vita insieme e creare una famiglia. Lui lavora come giardiniere, mentre lei insegna in una scuola elementare inglese. Un giorno come tanti entrano in un’agenzia immobiliare apparentemente normale, ma un impiegato stravagante li accoglie, promuovendo alcune proprietà disponibili all’interno di un centro residenziale denominato Yonder.

Senza accorgersene, i due giovani protagonisti si ritrovano all’interno di questa distesa di case prefabbricate di colore verde, tutte esattamente uguali, e Martin, un uomo assurdamente stilizzato e inquietante che parla e si muove come un robot, gli mostra il civico n.9 prima di scomparire nel nulla. Tom e Gemma si accorgono di essere da soli in quel quartiere spettrale, così salgono in macchina per tornare alla civiltà. Ma c’è qualcosa di strano: le strade sembrano tutte uguali, le case vuote e per quanti giri essi facciano, si ritrovano sempre davanti alla stessa abitazione. Cala la notte e la coppia, stravolta e incredula, è costretta a dormire lì, sperando di trovare un modo di fuggire il giorno dopo. 

Vivarium, il film scritto e diretto da Lorcan Finnegan, sembra un episodio della serie Ai Confini della Realtà con Imogene Poots e Jesse Eisenberg nei panni dei due protagonisti che si ritrovano a vivere una parabola fantascientifica minimalista che pone l’accento sul concetto di disumanizzazione. Il sogno americano delle villette a schiera con il giardino per il barbecue, il cortile recintato, due piani e il posto auto, diventa un incubo senza via di uscita, trasmettendo quella sensazione artificiale e finta alla The Truman Show.

Vivarium

Una scena dal film Vivarium

Finnegan sceglie di portare sullo schermo una storia dall’anima sci-fi per riflettere sulla minaccia dell’abitudine e della routine, la gabbia di regole che la società impone a un essere umano per sentirsi realizzato. L’atmosfera fredda e lugubre che caratterizza tutto il film è intrigante e originale, ma la cosa che sorprende è che, nonostante la staticità della location e la ripetitività delle azioni dei personaggi, il film ha un suo ritmo sostenuto e coinvolge lo spettatore. Si è curiosi di capire cosa sta succedendo e perchè Gemma e Tom si trovano in quella situazione, con un bambino non loro da crescere e misteriosi pacchi che qualcuno lascia davanti alla loro casa con cibo e oggetti necessari per sopravvivere.

I due sono chiaramente cavie da laboratorio, ma chi le vuole studiare? Il bambino che arriva dentro al primo pacco lasciato per strada non è un bambino normale. Cresce velocemente, ripete gesti e parole che sente da Tom e Gemma, e osserva tutto in continuazione come per studiare il mondo intorno a lui e il comportamento e le abitudini umane. Vivarium è uno di quei film di cui è difficile parlare senza fare spoiler o dire troppo della trama, perchè è un’esperienza bizzarra e a tratti surreale, da vivere scena dopo scena senza riuscire a immaginare fin dove arriverà la fantasia dello sceneggiatore.

Come stile di fantascienza siamo nel mondo di Little Joe o Under the Skin, quindi non c’è molto spazio per l’azione, ma il regista si muove più nella sfera emotiva dei personaggi, spaesati, storditi e consumati gradualmente da una vita di cui non vogliono far parte. Eisenberg e Poots costituiscono un valore aggiunto, perfettamente in parte e uniti da una buona chimica su un set per lo più desolato e asettico. 

Tuttavia un punto debole è la logica del tutto, ovvero la spiegazione dell’essenza del film che non viene suggerita dalla sceneggiatura in maniera chiara, ma si chiede allo spettatore una personale interpretazione. Forse meglio così, ma qualche dettaglio in più nel finale poteva rendere Vivarium migliore. 

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