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Hollywood | il cinema tra abisso e magia di Ryan Murphy

Consiglio la nuova serie tv Netflix agli stessi "folli e sognatori" che hanno amato La La Land con un po' più di pepe

Il materiale promozionale di Hollywood, la nuova serie tv disponibile su Netflix dal 1° Maggio 2020, mi aveva davvero incuriosito qualche mese fa. Così, non appena i sette episodi sono arrivati sulla piattaforma streaming, non ho potuto fare a meno di vederla e non mi vergogno di dire che l’ho finita in soli due giorni.

Hollywood | Ryan Murphy colpisce ancora

Il guru delle serie tv Ryan Murphy (Glee, American Horror Story, POSE) aveva già dimostrato di saper raccontare la Hollywood del passato con la magnifica Feud – se non l’avete vista recuperatela appena possibile. Gli anni Quaranta per il cinema sono stati un’epoca affascinante, vibrante e contraddittoria in cui aspiranti attori dovevano fare i conti con sogni infranti e un amaro cinismo, mentre imprenditori senza scrupoli erano schiavi del profitto e non consideravano affatto l’aspetto più artistico e romantico del grande schermo. In America serpeggiava un ottuso e violento razzismo, insieme all’ipocrisia, al machismo e l’intolleranza, il tutto condito da un eccessivo consumo di fumo, alcol e droga.

Ogni giorno una folla di persone si raggruppava di fronte agli Studios in attesa di essere scelta come semplice compars.. La speranza di poter cambiare la propria vita per sempre e vedere più da vicino quel mondo di riflettori, fama e denaro era in quegli anni più viva che mai.

Hollywood | Una sceneggiatura intrigante tra fiction e realtà

Murphy sceglie ancora una volta la formula che lui stesso definisce “faction” ovvero un mix di realtà e finzione che costruisce una sceneggiatura intrigante che riesce a provocare, stuzzicare ed emozionare nel corso dei vari episodi.  Infatti, tra i personaggi di Hollywood ci sono star realmente esistite come Rock Hudson, uno dei primi attori omosessuali noti, morto di Aids a 59 anni, Vivian Leigh, l’indimenticabile Rossella di Via Col Vento, e altri, tra produttori, registi e attori, ispirati a persone reali ma con un nome diverso.

La serie di Murphy, quindi, riscrive in un certo senso l’amata golden age e lo fa molto bene a mio avviso. Oltre a una sigla davvero suggestiva e magica che ti fa desistere dallo spingere “salta la intro” quando stai per iniziare un nuovo episodio su Netflix, l’estetica e la regia denunciano grande professionalità e un amore per la storia che si sta raccontando.

Hollywood | I personaggi

Ogni personaggio è ricco di sfumature e non riesci a collocarlo facilmente tra i “buoni” o i “cattivi”. Tutti sono semplicemente esseri umani con le loro debolezze, i loro dubbi sul futuro, le loro crisi di coscienza e i loro errori di valutazione. A parte Jim Parsons nei panni di Henry Willson che è inequivocabilmente il rappresentante principale del lato oscuro della forza. Un agente viscido, pervertito e arrivista che vorresti strozzare fin dal primo episodio, ma il giovane attore, che molti conoscono come l’ironico Sheldon di Big Bang Theory, regala davvero un’ottima interpretazione luciferina e disturbante.

Jim Parsons in Hollywood

Mi ha colpito anche Dylan McDermott come Ernie West, il proprietario di un distributore di benzina alternativo in cui la maggior parte dei guadagni derivano dalla prostituzione degli impiegati, tutti bei ragazzi prestanti che inseguono il sogno di fare l’attore. Tuttavia non ci si affeziona in particolare a uno di loro, come spesso accade per altre serie tv, perchè forse il vero protagonista che cattura il pubblico è Hollywood con la sua natura costantemente in lotta tra abisso e sogno, tra sfruttamento e dignità.

Murphy descrive una Hollywood in cui i giovani che sognano il cinema non sembrano avere un’alternativa al compromesso, e il sesso è l’arma più potente che guida ogni decisione e affare. Ma poi lascia spazio anche alla passione e al coraggio di cambiare, puntando sulla possibilità di cambiare rotta per costruire un futuro diverso, in cui le varie razze possono lavorare e vivere insieme, senza paura e sotterfugi. Per me la serie carbura con un po’ di ritardo e comincia la sua ascesa dopo il terzo episodio. All’inizio la sceneggiatura sembra ripetitiva sulla svolta lussuriosa della storia, mentre dopo si concentra sul cinema, sulla realizzazione di un film che potrebbe cambiare la storia, non solo degli studios ma dell’America.

Dal terzo episodio in poi si procede con una narrazione equilibrata e coinvolgente, anche se tra il sesto e  il settimo episodio (l’ultimo) mi sembrava mancasse un pezzo. Tanto che sono tornata all’elenco degli episodi convinta di averne saltato uno. Succedono troppe cose nel gran finale che ingrana la quinta, che comunque è un giro sulle montagne russe dal punto di vista emotivo. Sicuramente consiglio Hollywood agli amanti del cinema, ma anche agli stessi “folli e sognatori” che hanno apprezzato La La Land con un po’ più di pepe.

 

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